I tre peggiori clienti della mia vita

3 marzo 2013 |

peggiori clientiQualche giorno fa leggendo questo articolo su YIW e questo articolo su Webhouse mi sono soffermata a pensare, e ho fatto un piccolo bilancio del mio rapporto con i clienti durante questi primi due anni di vita di Pupixel Studio.
 
Ho avuto a che fare con persone di tutti i tipi, provenienti dagli angolini più disparati dello Stivale.
Con alcuni c’è stata una grande intesa e rispetto reciproco, di conseguenza ho potuto lavorare bene e siamo entrambi soddisfatti del risultato finale. E siamo rimasti in ottimi rapporti.
Con altri ci sono stati scontri di varia natura: incompatibilità di carattere, clienti tuttologi che vogliono fare il tuo lavoro propinandoti delle immani cagate, indecisi cronici che ti fanno protrarre un lavoro per mesi perché non riescono a decidere quale sfumatura di celestino utilizzare per la nuvoletta dello sfondo, individui che non hanno la benché minima idea di cosa sia un sito web e ti fanno le richieste più assurde.
Cose di questo tipo insomma, tutto nella norma, poi a lavoro finito una stretta di mano virtuale, e tanti cordiali saluti.
 
In linea di massima non posso ritenermi sfortunata. Non ho mai dovuto rincorrere un cliente per farmi pagare, anche perché com’è ben specificato nell’apposita sezione di questo sito, i lavori vengono effettuati su un mio server di prova e trasferiti nello spazio web del cliente soltanto dopo aver saldato il conto.
 
Tuttavia ci son stati tre clienti indecenti, che mi son rimasti tutt’ora sul groppone.
E oggi voglio togliermi questi sassolini dalla scarpa, e voglio metterti in guardia in modo che tu riesca a fiutarli ed evitarli prima che sia troppo tardi.
 
Andiamo in ordine cronologico:
 

Il diffidente cronico


 
Questo è stato uno dei miei primi clienti, l’ho incontrato prima di aprire questo blog, quando ancora raccattavo clienti con annunci sui giornalini locali. Erano i miei esordi, stavo facendo gavetta.
 
In realtà devo ringraziare questo cliente, benché mi abbia fatta dannare, perché in fondo è grazie a lui se ho imparato ad utilizzare Prestashop, me ne sono appassionata, e ho deciso di aprire questo blog. E grazie a questo blog sono cresciuta tantissimo.
Probabilmente, se non lo avessi incontrato, a quest’ora starei ancora mettendo inserzioni su “La Pulce”.
 
In parte storia è raccontata qui, ora ti racconto il resto.
Dunque, una sera mi chiama questo tizio dicendomi “Ho letto l’annuncio, vorrei un sito, quanto costa?”
Tipico. Dopo una buona mezzora in cui ho cercato di carpirgli di che genere di sito aveva bisogno, tra un monosillabo e un mugugno ho capito che voleva di un sito per vendere qualcosa, e soprattutto voleva sapere il prezzo.
Per dargli questo benedetto prezzo ho fissato un appuntamento nel suo ufficio il giorno seguente.
 
Entro in questo ufficetto angusto e mi si para davanti un’uomo di mezza età, di mezza statura, tozzo e pelato.
Mi fa accomodare dall’altra parte della scrivania ed io inizio a snocciolargli i soliti preamboli, come funziona questo, come funziona quello, ti consiglio questa soluzione, potremmo fare così, eccetera.
Lui mi zittisce sparandomi un “Vabbè a me di queste cose non me ne importa, dimmi quanto spendo!”
Gli do la sua cifra, e gli comunico che va versata in due rate, una all’inizio dei lavori ed una alla consegna del sito.
Storce la bocca, ci pensa su, e mi dice che mi avrebbe pagato la prima rata alla consegna delle tre bozze grafiche.
Del resto non sapeva come lavoravo, non mi conosceva, ed era diffidente.
Si, mi disse con un candore imbarazzante “è normale essere diffidenti, no?”
Abbozzo un sorriso e gli faccio presente che non accendo neanche il computer senza un acconto.
Alla fine conveniamo che mi pagherà in tre rate: una subito, una all’approvazione della bozza grafica, ed una a lavoro finito.
 
Afferro la prima rata, torno a casa e inizio a lavorare sulla bozza grafica.
Non mi dilungo sulle mille modifiche richieste in corso d’opera e i vari sbranamenti di maroni.
Alla fine il sito era pronto, la seconda rata era stata pagata senza problemi, così tutta contenta chiamo il cliente per comunicargli che il sito era online (sul mio server di prova ovviamente), che poteva guardarlo, testarlo, provarlo, e appena mi avrebbe pagato la terza rata lo avrei trasferito sul suo spazio.
 
Attimo di silenzio. Lui resta basito, come se gli avessi appena comunicato di aver rapito e malmenato tutti i suoi familiari.
Mi dice che finché il sito non è sul suo dominio e può testarlo con clienti reali non mi dà un centesimo.
“Ok” gli rispondo, e interrompo la chiamata.
Dal quel momento non l’ho più sentito.
 
Il sito è stato online sul mio server per parecchi mesi, ma lui niente, non si è fatto più vivo.
Forse sperava che lo avrei richiamato piagnucolando e pregandolo di pagarmi la terza rata, che mi spettava di diritto.
Io invece ho applicato tutto quello che imparato in quei mesi di lavoro e mi sono inventata questo blog, e la nostra guida Prestashop.
 
E tutt’ora mi faccio delle grasse risate quando ripenso a questo tizio che, a causa della sua diffidenza cronica, ha perso un mucchio di soldi pagando due terzi di un sito che non ha mai voluto prendere.
Che poi se accettava di pagare in due rate risparmiava bei soldi.
 

Il truffaldino da dù spicci

 
Questo tipo è stato assai banale e prevedibile, tant’è che non ci sono cascata.
Ma voglio raccontarti tutta la storia per metterti in guardia da tipi di questo genere, di cui purtroppo il web è pieno.
 
Un giorno trovo una mail di questo tipo che con toni melliflui ostenta complimenti, dice che apprezza tanto il mio stile (stile de che? non avevo ancora pubblicato uno straccio di portfolio), che aveva bisogno di un e-commerce in Prestashop ma in realtà i lavori erano tre e se ci fossimo trovati bene anche di più (seee.. come no!).
 
Sapevo perfettamente che era tutta una messinscena di pessimo gusto per farsi fare un buon prezzo, e che quest’orda di fantomatici lavori non sarebbe mai arrivata. Comunque al momento non avevo altri lavori così ho accettato (grosso errore, i clienti che si presentano così vanno mandati a cagare subito).
 
Lui si presenta come titolare di una web agency, e mi intasa ogni mail con allegato il suo logo di pessima qualità.
Per curiosità vado a sbirciare il suo sito, guardo i suoi ultimi lavori, e la mia stima nei suoi confronti scende ancora di più.
Vorrei linkare il sito in questione per farci due sane risate, ma non voglio beghe per cui ti linko questo articolo che illustra in maniera esaustiva lo stile distintivo di questa rinomata web agency.
 
Anche in questo caso sorvolo sugli sbranamenti di maroni, e le modifiche richieste perché “questo box sposta di 2px”.
Cioè, tu fai dei siti che sembrano vomito di vacca, e me la vieni a menare per due fottutissimi pixel?
Vabbè, del resto ha pagato, non posso picchiarlo e gli faccio le modifiche.
 
Oltretutto costui aveva escogitato un modo viscido per chiedere le modifiche, adduceva gli sbranamenti di maroni al cliente finale.
Salvo poi scoprire, con qualche indagine neanche troppo approfondita, che in realtà il cliente finale era lui.
Patetico, no?
Cioè, dillo subito. Odio la gente che fa tutti questi sotterfugi e pensa di essere più furba di te, per mettertelo in quel posto appena ti volti.
 
Il povero malcapitato però non sapeva con chi aveva a che fare.
Una sera risi fino alle lacrime. Ormai ero già quasi certa che il sito fosse per lui e volevo metterlo alla prova.
Lo chiamo con una scusa e gli dico che per installare Prestashop deve darmi i dati del cliente.
Poi aggiungo che naturalmente i dati che mi avrebbe fornito dovevano corrispondere con quelli del conto PayPal, altrimenti Prestashop avrebbe visto i due nominativi diversi e per motivi di sicurezza non avrebbe fatto procedere all’acquisto (stronzata, ma lui ci è cascato con tutte le scarpe. Che poi, sei titolare di una web agency, come puoi credere ad una cagata del genere?)
Attimo di silenzio. Rantolo. Altro attimo di silenzio. Silenzio prolungato.
Prima che gli venisse un’infarto gli ho detto “Vabbè, poi volendo i dati si possono cambiare”
E lui, dopo un lungo sospiro di sollievo, mi ha dato i dati di un tizio.
 
Da quel momento la stima nei suoi confronti da scarsa è diventata inesistente.
 
Anche in questo caso alla fine il sito era pronto e caricato sul mio server.
Un pomeriggio mi contatta su Skype incazzato nero (vecchio trucchetto da due soldi):
Lui: “Ti ho chiamata tutta la mattina e non mi hai risposto”
Io: “Non mi risulta che mi hai chiamato, comunque qual’è il problema?”
Lui: “Questa mattina avevo la riunione con il cliente, lo sapevi!!”
Io: “Quindi?”
Lui: “Dovevo mostrargli il sito! Ora ho dovuto rimandare la riunione!”
Io: “Ma il sito è pronto, è sul mio server, potevi mostrarglielo”
Lui: “Eh, ma questi signori hanno un loro dominio, vogliono vederlo lì il sito!”
A questo punto fermate per un attimo il mondo: a meno che io non sia un’idiota, è evidente che vuoi fregarmi. I fantomatici signori possono tranquillamente testare il sito sul mio server e dire se è di loro gradimento oppure no. Dov’è il problema?
Io: “Capisco, quindi vogliono vedere il sito sul loro dominio?”
Lui: “Ovvio, ora come faccio a recuperare questa brutta figura?”
Io: “Non c’è problema, saldami il restante 50% e ti carico tutto”
Lui: “Mi credi davvero capace di non pagarti?”
 
Ma noooo, come ti viene in mente?
 
Naturalmente ha immediatamente provveduto a saldare il conto ed io a trasferirgli il sito.
 
La cosa però non deve essergli proprio andata giù, perché ha continuato a chiedermi delle modifiche assurde che non erano previste in alcun modo nel contratto, tra cui realizzazione e sviluppo di email template e formazione gratuita sul coding di Prestashop.
 
Ci tengo a precisare che nel sito c’era qualche bug, che è stato prontamente risolto.
Il resto è stato bellamente ignorato.
In particolar modo la compilazione del footer: da contratto doveva risultare che il sito fosse stato realizzato da me, lui invece ha preteso che io rinunciassi alla paternità dell’opera, oltretutto senza sborsare un centesimo (nonostante avesse firmato il contratto che prevedeva tutt’altro).
E dopo tutto questo teatrino io dovrei anche compilarti il footer? Mi cadessero le mani piuttosto!
 
Col senno di poi ringrazio me stessa di non aver messo il mio nome su quel sito, perché una modifica quà, una modifica là, me l’ha fatto diventare un cesso come tutti gli atri suoi siti.
 

Il nevrotico indeciso

 
Questo cliente si è presentato molto bene, per cui ho accettato il lavoro di buon grado.
Ha firmato subito il preventivo, ha pagato il primo 50% senza battere ciglio, mi ha dato linee guida chiare e decise e in meno di una settimana era pronta la prima bozza grafica.
 
L’idillio è durato ben poco.
Quella maledetta bozza grafica me la son portata dietro per mesi. MESI!
Cambia questa sfumatura, e questo pelo, e quest’immagine si, e poi no, e poi si, e poi forse.
Uno strazio.
 
Dopo un po’ gli ho fatto notare che le tre bozze previste da contratto erano finite, e per altre modifiche avrebbe dovuto pagarmi a parte.
E’ sparito per settimane.
 
Poi è tornato incazzato sostenendo che io non avessi risposto alle sue mail (quali mail?)
Vabbè, ci siamo accordati che mi avrebbe pagato le seguenti modifiche a parte.
E ancora modifica questo, e questo si, e questo forse, e a questo ci devo pensare.
Nel frattempo trascorrevano mesi.
 
Un giorno mi dice di accantonare quel lavoro e mi propina un nuovo progetto per un e-commerce che trattava articoli totalmente opposti.
Resto perplessa ma gli faccio il preventivo (questa volta più alto del primo, prevedendo le rotture di balls e modifiche illimitate). Lo approva e mi versa il primo 50%.
Mi metto a lavorare alla prima bozza grafica, e dopo qualche giorno mi manda una mail dicendo “Giovanna ferma tutto, ci sono state delle complicazioni, ti farò sapere io se e quando riprendere il progetto”.
 
E vabbene, tanto mi ha pagata.
 
Dopo mesi torna incazzato nero chiedendomi perché non gli avessi ancora consegnato il primo sito.
Gli ho fatto notare che non aveva ancora approvato la bozza grafica, ma a lui importava solo di vedere il suo sito online.
 
Quando il sito è pronto, gli scrivo dandogli l’url del server di prova.
Mi risponde incazzatissimo, dicendo che il sito (testuali parole) esce completamente fuori dallo schermo.
 
La bozza grafica aveva una larghezza di 2000px con al centro un contenitore di 960px.
In questi mesi allucinanti gli avrò spiegato un migliaio di volte che il contenitore da 960px era una dimensione standard, e lo sfondo si sarebbe ridimensionato in base alle dimensioni dello schermo.
Su uno schermo largo 1280px non era possibile vedere la stessa porzione di sfondo che si poteva visualizzare su uno schermo di 1980px.
Ma dato che lui aveva voluto uno sfondo paesaggistico super mega spaziale, pretendeva che neanche un pixel andasse sprecato.
Naturalmente la colpa era mia, nonostante glielo avessi spiegato dal primo giorno.
 
Neanche a dirlo, dopo qualche giorno inizia a scrivermi dicendo questo non mi piace, questi box falli così, e perché non mi hai messo il carrello in evidenza come ce lo hanno tutti gli altri siti?
E io a spiegarli che queste cose poteva dirmele PRIMA di approvare la bozza grafica.
Glielo avevo ripetuto mille volte prima di approvare la bozza di accertarsi che fosse tutto di suo gradimento, e di verificare i dettagli importanti invece di incaponirsi su delle stronzate, come la fogliolina sull’header, che mi avrà fatto cambiare diecimila volte.
 
Dopo una tiritera infinita mi fa un cazziatone dicendomi di non essere una professionista seria perché nel suo sito avevo fatto l’errore gravissimo e imperdonabile di lasciare visibili le impostazioni di magazzino.
Avrei potuto rispondergli che quelle sono impostazioni che si devono gestire dal backoffice, bastava spuntare alcune caselline. E se Presashop ha messo queste impostazioni evidentemente qualcuno le trova utili.
Avrei potuto spiegarli dove andare a cliccare per eliminare questa impostazione che lo infastidiva così tanto.
Avrei potuto.
Ma dopo tutti questi mesi le avevo così gonfie che ho sbottato e gli ho scritto una lunga mail sputandogli addosso tutto quello che pensavo di lui e spedendolo dove meritava.
E fanculo la professionalità.
 
Tanto il sito era pagato, sommando i due acconti del 50%.
 

 

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